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I volti muliebri della quotidianità di Gianni Corrado

note critiche / No Comment / 15 Gennaio 2014

Conosco da anni Gianni Corrado e con lui ho realizzato e impaginato cataloghi per rassegne per conto del Comune di Seregno, curate nella Galleria Civica. Sapevo della sua passione per la pittura ma non avevo mai avuto occasione di venire in contatto con le sue tele, anche perché, stante il suo carattere riservato, avevo potuto carpirgli solo anticipazioni delle sue impressioni in relazione alle immagini che catalogavamo.

Solo visitando la sua personale allestita nel novembre 2013 alla Galleria Civica “Ezio Mariani” dal titolo Rosso + Nero presi atto della scelta di dipingere esclusivamente volti e corpi femminili che trasmettono un senso di trasgressione alimentato alla luce di un delirio esistenziale elusivo.

È una ricerca della bellezza muliebre, risultato di un agire/azione, come confessa Corrado: “ho deciso di reagire ai tanti concorsi in cui vincevano solo i paesaggi, le immagini sacre o i mazzi di fiori”. Una scelta che avvicina l’artista a certe condizioni limite dell’immaginario e che costruiscono un’icona femminile sempre più affascinante.

Questo soggetto dominante richiama la protagonista vestita di rosso della mia silloge del 1968 Il Canzoniere proibito di Mary St. Paul “principessa a modo suo / in un castello di carta/ pieno di fuochi fatui”. Una plaquette, pro manuscripto, ormai introvabile, dei miei esordi poetici del 1964 con lo pseudonimo di Leonardo Pilard, tirata in cinquanta esemplari e distribuita agli amici, il 27 agosto 1969 al mio addio al celibato a Le tout Paris.

Gianni Corrado nasce nel 1971, quando negli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta nasce la corrente iperrealista elaborata in Europa prima e in Italia negli anni Settanta che riserva una pittura così perfetta e minuziosa da riuscire a evocare in un quadro la nitidezza di un’immagine fotografica.

Non ha nessuna remora a riferire la tecnica con cui ottiene questi risultati: “Prima disegno i miei soggetti utilizzando frammenti di fotografie che modifico ed elaboro al computer. Poi li dipingo su tela con l’aerografo. Uso solo il nero per disegnare le figure, quindi non posso fare correzioni o modifiche: quando inizio a spruzzare con l’aerografo devo essere sicuro al cento per cento del risultato finale, cioè dell’opera”.

Corrado disegna e dipinge senza toccare la superficie, tuttavia i suoi risultati sono in rapporto con le emozioni allo stato febbrile della creazione, il cui comune denominatore vibrante assume un’importanza nella stesura della campitura.

Le sue ultime opere possono considerarsi una evoluzione della saga delle Donne in nero del 2007 esposte allo studio Overview Architektur di Meda. Sono testimonianze dipinte di ritratti di donne aliene da violenza e assolutamente inedite sia per la schiettezza espressiva, anche se sessualmente provocante, che per l’ambiguità dei travestimenti. La mescolanza di generi diversi assume un aspetto deformante quando esprime un particolare su volti e su corpi tatuati come in DramaQueen del 2014, secondo i canoni della body painting che usa cosmetici e materie coloranti d’origine minerale.

Il palcoscenico su cui Corrado fa sfilare le sue protagoniste, in coppia, amplifica la serie dei ritratti-ricordo da incorniciare dove la magia la fa da padrone in performer con il rosso che prende il sopravvento sul nero, tra l’inquietante e l’erotico, ma sempre contro la violenza sulle donne. Lick (80 x 120 cm) del 2012 con un rosso tacco a spillo, simbolo della lotta contro la violenza e gli abusi sulle donne trattiene tutti i contenuti espressivi presenti nella rassegna Rosso + Nero dove Untitled RS2 (80 x 80 cm) del 2013 è una donna con la bocca tappata, una fisicità emblematica per dimostrare il rigore intellettivo dell’artista.

Le scelte culturali a cui Gianni Corrado fa riferimento all’inizio del dialogo dell’autopresentazione About me /Just a few words about me and my art riportano al poeta statunitense John Ciardi e al tedesco Von Goethe, al drammaturgo Bernard Shaw e al pittore Van Gogh.

Lo spirito individuale di queste figure femminile sta nel sentimento cromatico che scandisce il fluire del tempo scalzando da dosso l’invecchiamento fisico, ma ripropone anche il frutto degli orrori di questo inizio del terzo millennio, si veda ad esempio la piccola tela del 2006 War (12 x 12 cm) dove il volto di un bambino è violato da macchie di sangue e lo sguardo è attonito.

Il filmato postato sul web nel settembre 2013 svela in 7.39 minuti la performance Airbrush skull – speed painting, nella quale l’artista seregnese, con tono anticonformista, evidenzia ciò che è essenziale in corso d’opera sul filone Rosso + Nero, dipartendo dal nero enuclea una figura con un cranio al centro, tra ombre e luci, con elementi così precisi, così coerenti con la pittura classica, non sotterranei e contrapposti ai rigori delle forme.

Il percorso intrapreso da Corrado preclude in apparenza il giudizio di un puritanesimo di facciata che sposa l’integralismo radicale che è capace anche di arrendersi davanti al fascino, come Fëdor Dostoevskij ne I demoni ammetteva che «La bellezza salverà il mondo».

La donna, capolavoro ludico dell’Eden perduto, è così cantata da Hölderlin: “Ho veduto una sola volta l’unica, colei che la mia anima cercava, e la perfezione che noi collochiamo al di sopra delle stelle, che noi allontaniamo sino alla fine del tempo, questa perfezione l’ho sentita presente. Era là, questo essere supremo, là nella sfera della umana natura e delle cose esistenti […].”

Franco Cajani
[Foresteria dell’Annunziata, novembre 2014]

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